La Il muscolo sano di un atleta

La tecarterapia è un trattamento
idoneo a curare le patologie muscolo scheletriche causate da eventi
traumatici.

A che cosa serve la tecarterapia? La
tecarterapia può apportare benefici a tutti i pazienti che hanno
necessità di sottoporsi ad una riabilitazione motoria.

We Will Write a Custom Essay Specifically
For You For Only $13.90/page!


order now

Viene adottata per trattare le
patologie degli sportivi perché è in grado di conseguire risultati
piuttosto veloci, con benefici evidenti già dopo la prima
applicazione.

E’ particolarmente indicata per le
patologie osteoarticolari sia croniche che acute. Ma i fisioterapisti
la praticano anche in presenza di distorsioni, borsiti, pubaligie e
tendiniti.

Di cosa si avvale la tecarterapia? La
tecarterapia sfrutta la differenza del potenziale energetico
attraverso l’applicazione di elettrodi.

La cellula infatti opera come una pila.

All’interno della membrana è presente una carica di segno
negativo, l’esterno ha invece un valore positivo.?I nostri
tessuti quando sono sani hanno un valore stabile per quanti riguarda
la differenza del potenziale energetico. Facciamo un esempio. Il
muscolo sano di un atleta ha un valore pari a 90; in seguito ad un
infortunio il valore cala scendendo fino a 70 . Le cellule muscolari
dopo l’evento traumatico smettono di funzionare correttamente e il
tessuto si ammala.?Applicando la tecarterapia il fisioterapista
riporta i valori cellulari alla normalità. Come?

Il fisioterapista applica l’elettrodo
passivo su una zona del corpo del soggetto; il secondo elettrodo,
quello attivo, sarà invece applicato manualmente sulla zona dolente.

Tra i due elettrodi si verifica un passaggio di energia elettrica che
pone in attività i nostri elettroliti.

Un trattamento singolo di Tecarterapia
dura circa trenta minuti. Di solito per ottenere benefici possono
bastare poche sedute. Tuttavia un ciclo canonico può prevedere che
il paziente si sottoponga fino a dieci sedute.

In che cosa consiste? La tecarterapia
attiva l’energia producendola all’interno del tessuto muscolare del
piaziente.

Il calore endogeno infatti è una forma
di energia prodotta dal nostro organismo al suo interno.

Il flusso che si genera attraverso
l’impiego degli elettrodi è in grado di riparare le lesioni e
guarire il tessuto da versamenti e infiammazioni. Il macchinario che
viene utilizzato dai fisioterapisti che applicano la tecarterapia,
induce il nostro corpo a produrre la quantità di calore in grado di
generare un effetto analgesico, facendo diminuire il dolore.

Infatti, quando nella zona trattata
aumenta la temperatura, il nostro sistema neurovegetativo si attiva
intensificando la circolazione del sangue. Perché? L’organismo vuole
ripristinare l’equilibrio termico attraverso una serie di
meccanismi benefici. Un maggior afflusso di sangue nei tessuti, e
dunque nelle cellule, provoca un incremento dell’ossigenazione, un
decremento dell’anidride carbonica e una diminuzione di elementi
tossici in rapporto a quelli che nutrono i tessuti e le cellule.

L’Obiettivo della tecarterapia, dunque,
è l’attivazione naturale dei processi antinfiammatori che
normalmente possono avvenire nei nostri tessuti.

In realtà esistono due modalità di
tecarterapia. La tecarterapia capacitiva ha efficacia più in
profondità perché sfrutta un effetto di condensazione che provoca
il necessario e benefico riscaldamento dei tessuti. Il trattamento
capacitivo è utilizzato generalmente per guarire dal dolore e
dall’infiammazione i tessuti teneri come i muscoli, la superficie
cutanea e i vasi linfatici. La causa è da ricercare nella loro
naturale scarsa resistenza al passaggio di energia elettrica.

La tecarterapia resistiva invece è
grazie all’effetto Joule che riesce ad innescare un aumento della
temperatura del tessuto. La risposta migliore alla tecarterapia
resistiva viene da parti del corpo come ossa, tendini, legamenti,
articolazioni e tessuto adiposo. Tali tessuti sono in grado di
opporre una resistenza elettrica maggiore di quanto non avvenga con
la tecarterapia capacitiva.

La combinazione della tecarterapia
resistiva e di quella capacitiva è consigliata quando il trattamento
capacitiva provocasse la comparsa sulla superficie cutanea di
fenomeni di iperemia, ossia di arrossamenti della zona trattata.

L’immediato ricorso al trattamento resistivo gioverà al paziente
agendo efficacemente sulla zona arrossata ottimizzando il risultato
dell’applicazione resistiva.

Alla specifica resistenza dei tessuti
ossei e muscolari, corrisponde un livello energetico del trattamento,
che farà propendere per la tecarterapia capacitiva o resistiva.

Esistono a tal proposito tre livelli
energetici:

– Il livello atermico: il grado di
potenza è piuttosto basso, in quanto non supera il 30%. L’obiettivo
è quello di accrescere il microcircolo per incrementare il livello
di ossigeno nei tessuti;

– Il livello medio-termico: qui il
grado di potenza si asseta su valori medi, che non eccedono il 60%:,
Il medio-termico favorisce la vasodilatazione;

– Il livello ipertermico: la potenza in
questo caso è elevata, raggiungendo anche il 100%; con questo
genere di applicazione si ottiene l’aumento della temperatura del
soggetto.

Quali sono le controindicazioni? In
generale non esistono controindicazioni particolari. La pelle non del
paziente non viene attraversata dall’energia elettrica in modo
diretto. Tuttavia la tecarterapia è sconsigliata nei casi di
pazienti in stato di gravidanza, così come se ne sconsiglia
l’applicazione a soggetti con protesi di metallo e pace maker.